martedì 12 maggio 2015

Lo spirito cattolico nella bédé


Il regno delle bandes dessinées comprende anche un cospicuo settore costituito da case editrici, autori, settimanali, personaggi e storie vicini al mondo cattolico.
Negli ultimi anni è nata anche una saggistica specifica su questo tema. Il primo a occuparsi in maniera approfondita dell’argomento è stato il gesuita Roland Francart, fondatore a Bruxelles del Centre Religieux d’Information et d’Analyse de la Bande Dessinée (C.R.I.A.B.D.), autore del primo saggio, intitolato La BD chrétienne edito da Les Éditions du Cerf (1994).


Nel 1980 nascono le Éditions Karthala, casa editrice parigina il cui obiettivo è di pubblicare e diffondere testi sulle questioni internazionali che riguardano problemi umani, politici e sociali del Terzo Mondo, con particolare riferimento all’Africa. Dal 2008 pubblicano alcuni saggi sullo spirito cattolico insito nelle produzioni franco-belghe di Philippe Delisle, laureato in Storia, specialista in storia religiosa e coloniale, ricatore presso l’Università Jean Moulin di Lione.



Correttamente, nei suoi scritti Delisle divide la produzione franco-belga in due epoche: una classica, fortemente impregnata di motivazioni cattoliche, che va dagli anni ’30 ai ’50 e che si basa sui due “padri” fondatori del fumetto transalpino, Hergé e Jijé, e sulle produzioni delle riviste Tintin e Le Journal de Spirou, e una moderna dagli anni ’60 in poi, più svincolata dallo spirito cattolico e laica.


Nel 2008 Delisle pubblica Bande dessinée franco-belge et imaginaire colonial – Des années 1930 aux années 1980. Si tratta di una disamina sulla presenza di personaggi principali e\o secondari nella storia della BD. Inizia da Tintin nell’episodio Tintin nel Congo (1930), per prendere poi in considerazione altri personaggi coinvolti con il problema del colonialismo francese e belga. L’autore sottolinea, inoltre, come essi siano ricorrenti fino agli anni Cinquanta e come siano descritti tutti sotto un’ottica civilizzatrice e missionaria buonista nei confronti dei popoli del Terzo Mondo, rappresentati, invece, secondo una visione comica e\o arretrata. Non mancano, naturalmente, esempi positivi e di condanna di quella mentalità, soprattutto dagli anni Sessanta in poi.


Nel 2010 esce Spirou, Tintin et Cie, una literature catholique? Année 1930/ Année 1980. In questo volume l’autore analizza la produzione dei fumetti franco-belgi dagli anni ‘30 ai ’50.


In pratica si evince che quelle storie erano molto impregnate di spirito cristiano, misto a scoutismo. Dopo gli anni ’60, sull’onda della contestazione giovanile e una maggiore libertà di espressione, inizia la laicizzazione della BD.


Nel 2011, Delisle pubblica De Tintin au Congo à Odilon Verjus – Le missionnaire, héros de la BD belge. Come evidente dal titolo l’analisi in questo saggio è incentrata sulla figura, onnipresente nelle BD, del missionario cattolico avventuroso e civilizzatore, salvo poi arrivare alla figura del missionario umoristico, quale quello di Odilon Verjus di Yann (t) e Laurent Verron (d).


Nel 2012, le Editions Karthala inaugurano la Collection Ésprit BD, diretta dal medesimo Delisle, in cui fanno rientrare i precedenti tre volumi di Delisle.


La collezione intende guardare al fenomeno delle BD da un punto di vista storico e sociologico, in linea con la politica editoriale della casa editrice.


Il primo volume, con dorso rosso, della nuova collezione si intitola Milou, Idéfix et Cie – Le chien en BD, un saggio scritto a 4 mani da Delisle con Eric Baratay sulla figura del cane nel mondo della BD.


Nel 2013 esce Tintin et Spirou contre les négriers – La Bd franco-belge: une littérature antiesclavagiste?, con dorso azzurro, in cui l’autore afferma che dopo gli anni ’40, in pratica dopo la 2 guerra mondiale, la BD ha regolarmente stigmatizzato la tratta dei Neri e la schiavitù coloniale!


Sul tema della schiavitù, ricordiamo che nel volume sui fumetti di mare All’arrembaggio! (A. C. Il Fumettaro, AA.VV., 2003) un capitolo, intitolato Il turpe commercio, prendeva in considerazione il tema dello schiavismo coloniale nella bande dessinée franco-belga.


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